Una mattina sulla strada dello stelvio – capitolo XII
Dal tourniquet de Scandola al pont de la Val dei Vedei
Dal tornante di Scandola al ponte della Valle dei Vitelli
Il tornante successivo a quello di Scandola chiude la variante realizzata intorno alla metà degli anni settanta del millenovecento. Questa curva, insieme alla sua gemella posta poco più in alto, è un vero e proprio balcone panoramico sulla Valle del Braulio e, da quassù, il canyon che contraddistingue il lungo tratto delle gallerie, pur mantenendo tutta la sua maestosità e rudezza, pare essere meno tetro e soffocante. Sopra le nostre teste, una distesa di sassi calcarei a tinte bluastre va a smorzarsi contro una piccola fascia rocciosa. Quasi impossibile da credere che durante la prima guerra mondiale, proprio su quel ghiaione, salisse una strada mulattiera diretta ai baraccamenti de Le Buse, caposaldo italiano ai piedi della Valle dei Vitelli.
Io e Silvano saliamo con il solito passo costante e ben cadenzato. Di fronte a noi il morbido versante di Spondalonga è ormai quasi completamente illuminato dal sole. Sulla sinistra, poco più in basso, le strutture rossastre di a2a portano il mio pensiero all’immensa rete di tunnel sotterranei. Grotte artificiali dove, invisibile agli occhi, corre tutta l’acqua rapita al mondo naturale nelle alte Valli della Valfurva: dal Gavia alla Val dei Forni, dalla val Cedèc alla Val Zebrù; e che qui, con questa ulteriore opera di presa, aggiungerà alle precedenti acque anche il limpido sangue dei ghiacciai dello Stelvio. Da questo sottosuolo, una nuova corsa in galleria in direzione dei grandi bacini artificiali di Cancano riporterà finalmente alla luce queste acque. Là, esse si misceleranno con tutte le altre preziose linfe d’alta quota dell’Alta Valtellina, prima di riprendere il loro lungo viaggio in galleria che, tra le varie centrali idroelettriche della provincia di Sondrio, le porterà parecchie decine di chilometri più lontano.
Lasciato alle spalle il tourniquet de Baita Brugiada, luogo che originariamente ospitava la seconda casa cantoniera, non posso fare a meno di affiancarmi a Silvano. Sento di dover ancora chiudere lo scambio di pensieri lasciato in sospeso poco prima e così, inevitabilmente, decido di rompere questa breve parentesi meditativa.
« Per quale motivo secondo lei è sbagliato esprimere la propria opinione verso l’operato degli altri mentre è buona cosa starsene in disparte a guardare in silenzio? »
« Bene, vedo che stiamo trovando ciò che stavamo cercando. »
Mentre pronuncia queste parole il vecchio mi trafigge nuovamente con il suo sguardo. Un freddo brivido mi attraversa la schiena, sento lo stomaco sussultare. Che diavolo mi succede?
« Non divaghi sempre, lei continua a lanciare il sasso e nascondere la mano. » Rispondo ostentando una finta sicurezza.
Dalle mie prime parole il vecchio non ha mai smesso di fissarmi dritto in faccia e, al mio tono parzialmente seccato, risponde con una dolcezza quasi infantile. Mi
guarda ammaliato come fanno i bambini quando nelle parole dei loro genitori ascoltano storie di draghi e principesse. Mi rendo conto che quello che sto dicendo pare pura follia, ma così è.
« Tranquillo Giovanni, tranquillo. Voglio aiutarti a trovare le risposte che stai cercando, ma non avere troppa fretta. É come per il giudizio giusto ed ingiusto del quale abbiamo parlato poco fa. Spesso a segnarne il confine è la fretta, una cattiva consigliera mascherata da istinto. »
« Va bene, ma per favore mi risponda. Mi dica ciò che per lei è giusto e ciò che è sbagliato. »
« Caro Giovanni, molto spesso non è possibile indicare in forma assoluta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. In molti casi la situazione andrebbe contestualizzata o, perlomeno, ne andrebbe valutata la complessità generale. »
« Cosa vuole dire con queste parole? »
« Voglio dire che spesso si tende a giudicare una scelta da un punto di vista differente rispetto a chi si è trovato a dover scegliere. Oppure, altro errore comune, la si giudica singolarmente malgrado frutto di scelte più complesse. In taluni casi la storia ci insegna che anche persone molto sagge sono state costrette, pur consapevoli dell’errore, a prendere singole decisioni sbagliate in funzione di meccanismi molto più articolati. »
« Quindi per lei il fine giustifica i mezzi? »
« No. Assolutamente no. Cercherò di spiegarmi con un proverbio dei nativi americani: Prima di giudicare una persona cammina tre lune nelle sue scarpe. »
« Ma in questo caso lei parla di giudicare una persona. Vale lo stesso per le azioni? »
« Io credo proprio che sia la medesima cosa. E per aiutarti userò le tue parole ma ti prego di seguirmi nel ragionamento. Sei d’accordo? »
« Come vuole, sono pronto. »
« Bene Giovanni, poco fa abbiamo parlato degli ultimi lavori realizzati a protezione del manto stradale. Corretto? »
« Sì. »
« Hai criticato le reti para massi giudicandole brutte. Giusto? »
« Sì. »
« Ora ti chiedo. Cancella tutto ciò che ci circonda e prendi in esame solo l’opera. Immagina che sia disegnata su un foglio bianco. Che giudizio daresti di essa? Ridotta alla sua essenza la giudicheresti bella o brutta? »
« In piena sincerità non credo che sarei in grado di esprimere un’opinione sulla rete in sé. Non me ne intendo di reti para massi e dei vari modelli che possano esistere sul mercato. Tuttavia resto ugualmente convinto che in quel luogo, quel lavoro sia orribile. »
« Ed ecco che stai contestualizzando. Quindi non è più la rete ad essere orrenda ma quella rete in quel posto. Giusto? »
« Oh mamma, sì. Fin qui non fa una piega. »
« Bene. Ora potremmo quindi dire che l’errore, qualora ci sia stato, sia stato progettuale. Non credi? »
« Certamente. Seguendo il suo filo logico potrei dirle che l’errore è stato architettonico. »
« Bene. Qui però subentrano nuove variabili che solo in parte conosciamo. Ad esempio sappiamo che l’opera è stata realizzata in una situazione di emergenza a
seguito della caduta di grossi massi. Non sappiamo cosa sia stato chiesto a chi ha progettato e realizzato l’opera ma possiamo presumere che il punto nevralgico
fosse di riaprire la strada, in sicurezza, nel più breve tempo possibile. »
« E spesso la fretta è cattiva consigliera… » aggiungo interrompendo le parole del vecchio.
In effetti ciò che Silvano sta dicendo non fa una piega e, al contrario, mi fa molto pensare. Non capisco però dove voglia andare a parare. Senza accorgerci, tra parole e silenzi, siamo arrivati al Pont de la Val dei Vedei. Il sole è ormai prossimo a baciarci e, come abitualmente succede all’approssimarsi del calore solare alle fredde zone d’ombra, la corrente termica che ne scaturisce aumenta la sensazione di freddo sulla pelle. I tornanti di Spondalonga distano ormai solo pochi passi. Sulla destra, tanto è vicina, sembra di poter toccare con mano l’acqua che scorre roboante nella stretta forra finale della Valle dei Vitelli. Seguo con lo sguardo lo scivolare di quel liquido che, quasi raddolcito, corre sinuoso tra le marmitte dei giganti poste sul suo fondo. Decido di fermarmi. Per un breve istante mi appoggio alla ringhiera di e, con un insolito piacere, accolgo sul mio viso la carezza del sole. Per qualche secondo lascio che il capo cada dolcemente in avanti e, con i gomiti appoggiati al parapetto, abbraccio la testa tra le mani. Lo sguardo cade inevitabilmente verso il basso, verso il profondo vuoto che segna questo attraversamento. Con un senso di vertigine penso alle parole di Silvano e al suo modo di vedere la cosa. Penso alle risposte che gli ho dato. Penso al fatto che non mi piace essere giudicato. Quante volte anche io ho dovuto accettare scelte inevitabili? Quante volte ho sofferto per critiche ingiuste o su cose che sapevo essere imperfette o sbagliate ma non ero nella condizione di poterle cambiare? Nel turbinio di queste domande sto riflettendo come forse mai prima d’ora. Vivo una sensazione buffa, decisamente surreale. Un misto tra inquietudine e tranquillità. Sento che dentro me, in profondità, si stanno sciogliendo nodi che da tempo avevano bisogno di essere liberati. Non posso dire esattamente a cosa sto pensando. In realtà i miei pensieri in questo momento corrono veloci, lontani da qui e lontani dalle nostre parole.

COPYRIGHT E NOTE LEGALI – AGG. 15/01/2021
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