Salita al Passo dello Stelvio (parte prima)

– Bormio –

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Questa mattina, complice l’inaspettata chiusura al traffico della strada del Passo dello Stelvio, ho deciso di alzarmi presto per godere appieno dei colori, dei suoni e dei profumi della mia amata Bormio e della lunga salita al passo. Le prime luci del giorno, l’aria frizzante e i suoni ovattati di un mondo che si sta risvegliando mi lasciano ogni volta stupefatto. Cosa volete che vi dica: per me il mattino nasconde ogni volta qualcosa di magico.

Scendo con passo lento gli scalini di casa, imbocco via Campello e poi giù sempre diritto su via Pedranzini. Lasciata alle spalle la vecchia dogana, in breve arrivo all’incrocio con via Moltrasio. Il sole, da poco sbucato dalla montagna comincia a inondare di luce vie e abitazioni. Affascinato, osservo l’angolo di casa Giacomelli con il suo sbiadito affresco sacro di chissà quale epoca. Chiudo gli occhi e mi sembra ancora di sentire il profumo delle pecore. Da bambino, quando tornavo da scuola, non c’era giorno che non mi affacciassi alla finestrella della stalla per osservarle. Curioso il fatto che oggi, dopo tanti anni, a ricordarmi di loro non ci sia una sfocata immagine ma un nitido e indimenticabile odore.

A destarmi dal ricordo è nuovamente l’olfatto. Un profumo unico, pieno, inconfondibile. Chiudo nuovamente gli occhi, voglio gustarmelo tutto. Respiro a pieni polmoni. Sento il burro, la farina, lo zucchero caramellato. Basterebbero l’incredibile fragranza di pasta frolla e pane appena sfornati per farmi capire anche a occhi chiusi di essere arrivato in piazza San Vitale. Incontro un paesano e veloci ci scambiamo un cenno di saluto, nessuna parola. Più su, lungo via Roma, altri uomini cominciano a riempire la via.

Il sole inonda con il suo calore la via centrale di Bormio, luogo da sempre anima del commercio e della vita Bormina. Tra qualche ora il piacevole caos della vita di paese tornerà a riempire questi luoghi che si animeranno di sussurri, urla, schiamazzi, pettegolezzi. Non fatico a immaginare la gente che da lì a breve entrerà ed uscirà dai negozi, spesso nemmeno per fare compere ma solo per salutare, chieder consiglio o invitare l’amico commerciante a uscire sulla soglia del negozio a parlar del più e del meno osservando l’ ondivago flusso di persone.

A quest’ora però è silenzio, è pace, è tranquillità. Persone ce ne sono ancora poche. Io posso rallentare e ammirare inosservato antichi portali, meravigliose inferiate, abitazioni ricche di fascino e storia.

Più alzo gli occhi e più rimango affascinato. Non mi serve altro per comprendere quanta storia, arte e cultura custodisca questa perla delle Alpi.

Entro in piazza. La torre è illuminata dal giorno cosi come lo sono le abitazioni esposte a est. La chiesa collegiata e il kuerc sono ancora in ombra ma, non per questo, sono meno attrattivi e carichi di fascino.

Mentre osservo la facciata della chiesa, si apre alle mie spalle la porta scorrevole di un bar. Ancora odori. Forti, intensi, avvolgenti,inconfondibili: caffè appena macinato e brioche calde.

Continuo la mia passeggiata. Risalgo la piazza e rallento per osservare nuovamente il Kuerc. Questo luogo unico, simbolo di Bormio, dopo quasi duecento anni ha finalmente ritrovato l’arte sulla sua parete di fondo. La giustizia, con la sua bilancia, è tornata là dove per anni, spesso tragicamente, è stata amministrata.

Guardo avanti, le luci della macelleria sono già accese. Sulla porta ancora chiusa c’è un piccolo gruppo di donne a piantonare l’ingresso. Sicuramente si conoscono perchè bisbigliano amichevolmente sotto voce mentre con lo sguardo furtivo mi scansionano da testa a piedi. Accenno un sorriso, un gesto di saluto e proseguo verso via della Vittoria.

Il sole sta perdendo la sua rosea tinta, i rumori si stanno amplificando, le strade si stanno nuovamente riempiendo di vita.

Risalgo via Monte Braulio e come ogni volta mi porto sulla sinistra della strada a sfiorare il vecchio muro. Un gesto che mi porto dietro fin da bambino.

Tornato di fronte a casa, getto un occhiata alla finestra. La tenda è ancora tirata, i miei famigliari stanno ancora dormendo. Carico dall’energia del mio paese, e con la voglia di godermi una mattinata in piena solitudine, proseguo con passo deciso verso lo Stelvio.

Salita allo Stelvio (parte I) – testo romanzato di Stefano Bedognè

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