Una mattina sulla strada dello stelvio – capitolo XIX

Da la svoltecia al tourniquet de l’acqua

Dalla “curvaccia” al tornante dell’acqua

« Ho paura Silvano, ho paura di non farcela a sopportare le folli velocità di questo mondo. La globalizzazione, internet, collegamenti aerei e ferroviari sempre più veloci hanno reso questo mondo molto più piccolo di quello che era un tempo. L’idea di poter fare colazione a Il Cairo, pranzo a Roma e cena a Capo Nord mi terrorizza. Ho paura che tutto questo correre a folle velocità sia troppo per me. Mi è sempre piaciuto viaggiare, conoscere nuove persone, nuove lingue e nuove culture. Ora però tutta questa frenesia rischia di ucciderle. Un tempo per andare da Roma a Pechino ci volevano settimane, mesi. Una lunga serie di giornate durante le quali i viaggiatori cambiavano sé stessi adattandosi a ciò che il lungo viaggio offriva loro. Una volta intrapreso il viaggio non sarebbero mai ritornati uguali a come erano partiti. Oggi invece non è così. Tutto questo correre rende le cose molto più difficili. Ognuno ha i suoi ritmi, le sue abitudini, le sue culture, le sue religioni, i suoi stili di vita, i suoi gusti; e il viaggio è spesso talmente veloce da non riuscire ad armonizzarli con quelli delle culture locali. La velocità dei trasferimenti e delle connessioni fa credere alle persone che tutti siamo uguali, tutti con gli stessi ritmi di vita, gli stessi servizi e le stesse esigenze, ma non è così. E chi vive lontano dai grandi centri urbani questo lo sa benissimo. Si è giunti al paradosso per cui troppo spesso non sono più i viaggiatori a cercare le caratteristiche della loro meta ma i luoghi a costruirsi e modellarsi sulle esigenze dei viaggiatori. A volte per scelta e a volte per necessità. É il turismo dei nostri giorni, è business, è economia e vita per intere regioni, isole o vallate. Ma è anche la loro morte. Io temo che perdendo la propria identità quei luoghi un giorno o
l’altro, presto o tardi, si troveranno ad avere perso sé stessi. E quel giorno temo che per essi sarà la fine. Ho paura di tutto questo. Ho paura di non farcela. Ho paura di richieste sempre più folli, del volere ciò che si vuole quando si vuole, senza comprendere il luogo in cui ci si trova, senza il rispetto per il lavoro, la fatica e la professionalità altrui. Non so se reggerò ancora a lungo. Sono stanco di essere costretto a correre insieme alla frenesia degli altri quando a me basterebbe camminare. »
« Allora perché lo fai? Perché non scendi dalla giostra? »
« Perché non posso. Perché il mondo non te lo consente. Perché alla massa non interessa nulla di te, della tua vita o dei tuoi limiti. Internet, social network e le grandi multinazionali hanno in qualche modo drogato le masse facendo credere di poter avere ogni cosa nel momento esatto in cui la vogliono. E quindi, quando queste persone pensano di volere qualcosa, semplicemente la cercano e la pretendono subito. E così il telefono suona ogni giorno della settimana, ogni ora del giorno e della notte, con le domande più assurde. Se non rispondi a una email entro poche ore fioccano le chiamate stizzite o nuove email pressanti. E come ripeto, spesso per domande assurde o richieste folli. Sono stanco, sono stufo, vorrei semplicemente disconnettermi un po’ da tutto. »
« E allora scendi! Scendi dalla giostra ragazzo. Nessuno ti obbliga a dondolare sul cavalluccio del luna park mentre la trottola ruota su stessa tra caos e musica. Scendi. Torna alle tue radici, torna alla natura, alla montagna. Non farti trascinare dal vortice che si crea attorno a te. Affronta la situazione e cambia rotta. Non puoi aspettare che il cambiamento alla tua vita arrivi da qualcun altro. Sei tu il padrone delle tue azioni. »
« Ha ragione, ha tutte le ragioni del mondo, ma non posso. Ho paura di non farcela, ho paura di non riuscirci. E poi sono appena diventato genitore, ho sistemato casa, ho una famiglia e, purtroppo, un grande mutuo. »
« Tutte cose importanti, ma non meno importanti di te stesso. Se tu non stai bene non puoi aiutare la tua famiglia, non puoi essere un esempio per tuo figlio e forse, alla fine, non riuscirai nemmeno a pagare i tuoi debiti. Perché, caro mio, senza la tua salute presto o tardi smetterai anche di lavorare. E poi mica ti ho detto di cambiare radicalmente la tua vita. Ti ho solo invitato a rallentare, a prenderti del tempo anche per te stesso, per le tue passioni. Ti ho solamente suggerito di amarti un poco di più. Non esistono solo il bianco e il nero. O una cosa o l’altra. Ci sono anche migliaia di sfumature. Continua a fare le tue cose, il tuo lavoro, i tuoi impegni. Però non rinunciare a te stesso e alle tue passioni. Se alcune volte non puoi dare il cento per cento, accontentati di dare solo il novanta, o quello che puoi in quel momento. »
«Ha ragione, ma non so se posso. Forse alcuni decenni fa era più facile ma oggi… »
«Oggi è il domani di ieri e lo ieri di domani. Ogni momento ha il suo momento e ogni epoca ha i suoi problemi. Oggi in queste vallate ci sono pace e benessere, ieri c’erano guerra e fame. Ieri le carrozze, oggi le auto, ieri le trincee e oggi i confini aperti. Ogni tempo ha il suo tempo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sta a te decidere da che parte stare. In fondo è proprio lì il bello. »

Fermarmi, rallentare. Ha ragione Silvano. Sicuramente qualcosa devo cambiare. Il nostro scambio di battute in un modo o nell’altro mi ha rapito e quasi senza accorgermene siamo arrivati al tourniquet de la stria. Alle nostre spalle il tourniquet de li tre bocheta, l’area di sosta del Parco Nazionale e la Svoltecia. Un lungo serpente di asfalto scivola sinuoso alle nostre spalle snodandosi lungo la valle fino a nascondersi alla vista nella piana della terza Cantoniera. Sopra di noi la sagoma del Folgore è sempre più vicina tanto che, se lassù qualcuno urlasse, da qui lo udiremmo senza alcuno sforzo.
Senza rallentamenti, ma in ugual modo privi di fretta, procediamo nel nostro peregrinare verso l’alto ed in breve siamo al tourniquet de l’acqua.

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