Una mattina sulla strada dello stelvio – capitolo XV
Dal tourniquet del casin de i roter al pont de la crogeta
Dal tornante del casino dei rotteri al ponte della crocetta
Ripresa la strada attuale, più o meno al termine della variante del casin de i roter, proseguiamo silenziosi in direzione del pont de la Val de Scorluz. Intorno a noi il paesaggio sta nuovamente cambiando e questo, forse, è uno dei maggiori fascini della montagna. L’abisso della Valle del Braulio, con quel suo opprimente senso di vuoto che a lungo ci ha accompagnato, inizia a lasciare spazio a profili più morbidi ed erbosi. Sulla destra, alcune decine di metri a monte della carrabile, si intravede la linea del sentiero che sale ai baraccamenti del Filon del Mot. Le rocce calcaree a bordo strada e sui ghiaioni che la sovrastano risplendono di un candido biancore. Pochi metri sotto di noi, invece, ritroviamo i possenti cavi d’acciaio della linea Montecatini. Più in basso, a separare i due versanti, tornano a farsi vive le acque del torrente Braulio che sornione corrono per alcune decine di metri lente ed apparentemente pacifiche accarezzando il fondo della valle.
Silvano procede alla mia destra e insieme occupiamo buona parte della sede stradale seppure entrambi non ce ne curiamo. A camminare insieme a noi oggi c’è solo il silenzio. Un silenzio che a tratti si potrebbe addirittura definire rumoroso, o per meglio dire, un silenzio armonioso. Non un’assenza assoluta di suoni ma una quiete colma delle armonie della natura, come il fischio del vento o lo scorrere dell’acqua. Di fronte a noi, graffiante come l’onda del mare, precipita spumeggiante la piccola cascata della Valle di Scorluzzo. Mi meraviglia che nessuna delle tre panchine poste in prossimità del ponte sia rivolta verso di lei, ma così è.
Oltrepassato il piccolo ponte stradale i sassi e le rocce presenti tutt’intorno mostrano un nuovo cambiamento, forse il più significativo di tutta la salita. Il bianco del calcare si mischia al verde delle filladi e al rosso di venature ferrose. Rocce di epoche geologiche differenti si mescolano in un arcobaleno di colori. Il vecchio muro a monte della strada ne mostra appieno il piacevole caos di tonalità. Una vera e propria meraviglia. Non so spiegarmi se questo sia dovuto allo scorrere di placche tettoniche o al trascinamento di antichi ghiacciai che hanno modellato la valle, ma adesso non mi va di pensarci. Bastano pochi passi perché la gioia e la leggerezza dell’animo lascino tristemente spazio a un sentimento di delusione e rabbia. Al termine del muretto di contenimento del versante, in corrispondenza con la lunga curva a destra che porta verso il pont de la crogeta l’equilibrio di tinte della natura è violentato dal brillante scintillio dei colori della maleducazione. In una manciata di metri risplendono al suolo cinque diverse cartacce di gel energetico e barrette zuccherine. Non sono le prime che abbiamo incontrato lungo la salita ma queste sono quelle che più mi hanno infastidito. Insieme a loro fanno bella mostra di sè una camera d’aria di bicicletta, alcuni stropicciati fazzoletti di
carta, quel che resta di un pacchetto di sigarette e una lattina di birra parzialmente schiacciata. Ho la sensazione che anche Silvano abbia osservato con sdegno questo schiaffo all’ambiente e, con l’occasione, metto fine al silenzio che da alcuni minuti ci sta accompagnando.
« Che tristezza. A volte provo ad interrogarmi su cosa passi nella testa di chi fa questi gesti ma non riesco mai a darmi una ragionevole spiegazione. Mi chiedo se
ci sia volontà o solo ignoranza. »
Alle mie parole Silvano si volta distratto. Mi fissa con il suo solito sguardo indagatore ma dai tratti del suo viso questa volta avverto un sensibile turbamento. I suoi occhi non hanno la luce dei precedenti incontri. Ho persino la bizzarra impressione di vedere in lui un senso di smarrimento. Oserei addirittura dire che quello che mi sta mostrando è uno sguardo ferito. Le pieghe del volto mostrano inequivocabilmente i segni della tristezza e l’uomo che ho di fronte, per la prima volta, mi guarda con aria stanca.
« Hai con te il sacchetto per l’immondizia? Quello che metti sempre nella tasca alta dello zaino? »
« Si, certamente. »
Questa volta non voglio nemmeno provare a chiedermi come possa sapere del mio sacchetto dell’immondizia. È vero che sono anni che ne porto sempre uno con me e che, quando posso, lo suggerisco a tutti; ma ignoro come ne sia a conoscenza.
« Raccogliamo questa porcheria? Ti dispiace? » mi chiede con voce quasi tremante.
« Certamente, mi ha letto nel pensiero. Questa sporcizia infastidisce molto anche me. »
« Grazie Giovanni. »
In meno di un minuto siamo nuovamente in cammino.
Davanti a noi una roboante cascata interrompe l’apparente quiete del torrente Braulio. L’acqua del fiume, dopo un salto di alcuni metri tra due strette rocce, viene accolta da una pozza cristallina dalle incredibili sfumature di bianco e di azzurro. Il rumore generato dalla caduta è forte e avvolgente. Io e Silvano rimaniamo in silenzio ma anche se volessimo parlare qui non riusciremmo a sentirci senza il bisogno di urlare. Di fronte a noi, morbide curve accarezzano l’imbocco della valle. Il pont de la crogeta, il torrente Braulio, rocce affioranti. Sulla destra un piccolo buco scavato chissà quando nella viva roccia della montagna. All’orizzonte i pendii erbosi del Cogn e le cime di Rims leggermente spruzzate di neve fresca.
Con l’animo ancora turbato dall’immondizia, lo sguardo si perde nella bellezza della natura dove tutto si mostra nuovamente armonioso, dove tutto è ancora una volta incredibilmente perfetto come solo la natura sa essere.
Avanzando lungo il breve rettilineo non posso non notare le opere dell’uomo sul torrente e sulla montagna. Sulla destra alcune briglie frenano l’impeto dell’acqua costringendola a un lento zigzagare. Sulla sinistra, opere di contenimento stabilizzano il versante a protezione della strada sottostante. Suppongo che entrambe le opere si siano rese necessarie a causa degli antichi residui morenici che caratterizzano questo breve tratto di strada, posto come la strozzatura di una clessidra tra la valle del Braulio e la piana della Terza Cantoniera.
La mia deduzione prende forza quando passata la curva verso destra, nei pressi del pont de la val de li fatora, guardando le ripide sponde del torrentello mi trovo ad osservare il caos di pietre e sabbia tipico delle morene glaciali. Dettagli ai quali, passando per centinaia di volte con l’auto, non avevo mai prestato attenzione e che oggi, passo dopo passo, mi stanno svelando un mondo nuovo.
COPYRIGHT E NOTE LEGALI – AGG. 15/01/2021
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