Una mattina sulla strada dello stelvio – capitolo XX

Dal tourniquet del rochet al tourniquet sora al Folgore

Dal tornante del rocchetto al tornante sopra al Folgore

Gli alti muri di sostegno della strada, color ruggine come la roccia di questo lembo di montagna, sono un tutt’uno con l’ambiente limitrofo e pertanto si mimetizzano perfettamente con ciò che li circonda. Sull’altro versante della valle invece, le ferite dei bulldozer sono decisamente più evidenti, e così appaiono violentemente alla vista l’immensa spianata realizzata per le gare di chilometro lanciato e il lungo serpentone della pista di sci di fondo. Il crescente impatto delle epoche moderne sull’ambiente circostante è l’ennesimo segnale che il Passo dello Stelvio è ormai a portata di mano. Da qualche minuto tra me e il vecchio è tornato il silenzio, anche se la mia mente non ha smesso di pensare e ripensare alle parole pronunciate dall’uomo. Con il torniquet del rochet e il tourniquet de la val ormai alle nostre spalle, una serie di squilli a cadenza regolare mi riporta alla realtà. Tolgo il telefono dalla tasca e prima di rispondere guardo chi mi sta chiamando, è Abele.

« Ueh camminatore, tutto a posto? »
« Alla grande! Sono quasi arrivato, sono al tourniquet del crap. »
« Urca, bene! Ormai sei arrivato. Vieni subito qui in albergo o ti fermi al passo a guardare l’Ortles e la valle di Trafoi? »
« Se per te non è un problema volevo andare prima al passo. »
« Nessun problema! Anzi, ti vengo incontro così facciamo anche quattro chiacchiere intanto che ci guardiamo attorno. »
« Ok perfetto, allora ci vediamo lì nella zona dei chioschi. »
« Ottimo. A tra poco. »

Non so perché non ci ho pensato prima ma questa telefonata è stata provvidenziale. Sicuramente Abele saprà spiegarmi chi è Silvano e perché mi conosce così bene. Il mio amico è come un funzionario dell’anagrafe, lui conosce tutti, e mai come ora questo può aiutarmi a capire. Mentre penso al fatto che a breve potrò conoscere qualcosa di più sull’identità del mio compagno di viaggio, un piccolo sorriso scappa sulle mie labbra ma non sfugge all’attento occhio indagatore di Silvano che fissandomi riprende la nostra chiacchierata.

« Finalmente un sorriso. Sei felice che siamo quasi arrivati e ti libererai di me? »
« No. Tutt’altro. Stavo invece pensando di invitarla a pranzare insieme a me e al mio amico. »

Non ho detto nulla ad Abele e, ad onor del vero, lui non sa nemmeno che non sono da solo sulla strada. Conoscendo il mio amico so però che non ci saranno  problemi e che lui sarà ben lieto che il vecchio si unisca a noi per pranzo. Tra i mille pregi di Abele ci sono sicuramente l’accoglienza e un cuore grande.

« Non rifiuto mai l’invito di chi ha il piacere di stare con me. »
« Ottimo, allora siamo d’accordo. Sarà un bel pranzo in compagnia e in allegria. »
« Sicuramente lo sarà. Grazie per il tuo pensiero. »
« In realtà sono io che la devo ringraziare. Non so come, ma questa mattina non sarebbe stata la stessa cosa senza di lei. Lei mi ha aiutato a riflettere e forse anche a capire certe cose di me e della mia vita. »
« Io non ho fatto nulla Giovanni. Hai fatto tutto tu. »
« Non è vero, lei è stato una preziosa ispirazione fin da quando ci siamo incontrati alle tre baracche. Grazie. »
« Caro Giovanni, mi permetti di dirti un’ultima cosa finché siamo soli? »
« Certamente, con grande piacere. »

Mentre scambiamo queste parole abbiamo raggiunto il tourniquet sora al Folgore, tornante dove la strada originale e la recente variante tornano ad essere un unico tracciato. L’albergo Folgore è ormai più basso di noi, così come il campo da calcio e la pista di sci di fondo. Per un breve istante penso alle tante giornate  passate quassù quando ero più giovane, coccolato dall’ospitalità di una famiglia eccezionale mentre macinavo chilometri sugli sci in compagnia di amici straordinari. Sarà perché come sportivo ero veramente scarso ma a volte mi fa sorridere che di centinaia di gare me ne ricordo pochissime mentre delle emozioni
e degli insegnamenti di quegli anni ricordo tutto perfettamente come se fosse accaduto questa mattina.
Forse è proprio vero che i risultati in un modo o nell’altro passano mentre le emozioni, quelle sì che rimangono per sempre.

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